Inserito da: alessandrobertin | maggio 13, 2009

Racconto – “Ustica”

E’ andato in onda lo scorso 3 aprile nell’ambito del programma radiofonico “L’Alfabeto degli Assassini”,  il mio racconto liberamente tratto dalla vicenda del DC9 ITAVIA abbattuto il 27 giugno 1980 sui cieli di Ustica. Si tratta ovviamente di una ricostruzione di fantasia ispirata ad alcune ipotesi fatte nel corso del tempo sulla dinamica dell’incidente. Nello scenario si muovono personaggi realmente esistiti ed altri inventati.

“L’Alfabeto degli Assassini” è un programma diretto, intepretato e musicato da Boosta e va in onda il venerdì dalle 19 alle 20 su M2O (FM 90.3). Gli altri racconti che ho scritto per questo programma riguardano John Lennon, Marilyn Monroe, Nerone, O.J. Simpson e li trovate tutti su questo blog nella sezione Racconti e Poesie. Se vuoi ascoltare il racconto, clicca qui, altrimenti…

Buona lettura!

USTICA

Michele De Rossi diede un’occhiata all’orologio, poi gettò uno sguardo fuori dal finestrino. Le nuvole sembravano fiocchi di panna sotto di lui. Gli ricordavano la sua infanzia, quando sgattaiolava fuori di casa per correre alla latteria della Luciana a comprare la panna fresca. Quando lo scorgeva con le monetine in mano, la Luciana sorrideva e porgendogli una coppa di panna soffice e dolce sussurava: “tiente gli sghei per quanto sarai più grande!”.
Aveva seguito il suo consiglio e ora faceva il promotore finanziario.
Quella panna gli ricordava da vicino per colore e consistenza le nuvole che correvano sotto il DC 9 Itavia I-TIGI che lo stava riportando a Palermo, dove si era trasferito da alcuni anni. Ancora un’ora e avrebbe riabbracciato sua moglie e i suoi figli. Almeno così pensava in quel momento. In realtà non li avrebbe rivisti mai più.
“Alfa Bravo Cinque a Buon Pastore. Siamo in volo. Puntiamo sull’obiettivo”.
“Roger, Alfa Bravo Cinque. Hai già avvistato il Lupo Cattivo?”.
“Negativo, Buon Pastore. Ancora niente sul radar. Mi alzo a undicimila metri e proseguo per rotta concordata”.
“Roger, Alfa Bravo Cinque”.
Alfa Bravo Cinque era un Tomcat della marina militare degli Stati Uniti decollato da una portaerei nel mediterraneo per intercettare il Lupo Cattivo. Il Buon Pastore era il generale Alexander Haig in persona, comandante in capo delle forze NATO in Europa. Il Lupo Cattivo era un MIG 23 dell’aviazione libica che aveva inspiegabilmente deciso di violare lo spazio aereo italiano in un periodo storico in cui la tensione fra il colonnello Muhammar El Gheddafi e gli Stati Uniti d’America era ormai giunta alle stelle.
Teatro dell’operazione: lo spazio aereo italiano sopra l’isola di Ustica. Era il 27 giugno del 1980.
Michele De Rossi non amava volare. Il suo lavoro però lo obbligava a farlo piuttosto spesso. Trascorreva le ore di viaggio con i muscoli in tensione e la mente attraversata da sinistri presagi. Ogni più piccolo rumore, ogni vibrazione scatenava la sua immaginazione, portandolo a scrutare inquieto il volto delle assistenti di volo per cogliere eventuali segnali di inquietudine.
Quel giorno però, contrariarmente al solito, era tranquillo. La sua mente vagava libera tra ricordi d’infanzia e progetti futuri. Sprofondato nel sedile lanciava lo sguardo oltre il finestrino, contemplando il paesaggio, fatto di bianco e azzurro intensi.
Ad un tratto qualcosa lo distolse dai suoi pensieri e attirò la sua attenzione.
“Alfa Bravo Cinque a Buon Pastore….”
Il crepitio della radio presso l’unità di crisi dello Shape* – il Comando Supremo delle Forze Alleate in Europa situato a Mons, in Belgio – fece sobbalzare il generale Haig e le due persone che si trovavano con lui.
Ce l’abbiamo sul radar! Otto miglia avanti a noi a novemila metri di quota!”
“Molto bene Alfa Bravo Cinque. Intercettare e distruggere”.
Il generale Haig si volse verso le figure alle sue spalle e sorrise nervoso.
“Va bene violare lo spazio aere di qualche miglio, ma ora stanno proprio esagerando”.
“Speriamo vada tutto bene – disse uno di loro in un inglese dal forte accento dell’Italia del Sud – non voglio avere grane col mio governo”.
“Non si preoccupi, generale – rispose Haig – i nostri piloti sono i migliori del mondo”.
Michele De Rossi strinse gli occhi per mettere meglio a fuoco quei due puntini all’orizzonte che si muovevano ad altissima velocità. Due piccoli puntini neri, ciascuno seguito da una scia sottile color argento, che sembravano rincorrersi e che puntavano in picchiata verso il suolo. Era stato un attimo, poi quello che sembrava il puntino in fuga aveva improvvisamente cambiato angolo di movimento puntando verso il DC-9, ma ad una quota sensibilmente più bassa, tanto da scomparire alla vista sotto di lui. Del puntino inseguitore invece, nessuna traccia. Michele De Rossi distolse lo sguardo dal finestrino e si voltò verso l’interno del velivolo. Sul DC-9 tutto sembrava procedere tranquillamente. Il suo vicino continuava a leggere e le hostess continuavano a sorridere. Guardò di nuovo l’orologio. Erano le 20.55. Aveva ancora quattro minuti di vita, ma non poteva saperlo.
“Qui Alfa Bravo Cinque, il Lupo cattivo è dannatamente veloce!”
“Roger, Alfa Bravo Cinque. Tieni duro! Sta arrivando sostegno!”
“Sarà meglio che faccia in fretta. Il Lupo cattivo si sta dirigendo verso un volo di linea!”
Il generale Haig ebbe un moto di stizza.
“Bastardo d’un libico” – mormorò a denti stretti. Poi si volse di scatto verso il suo attendente che stava alle comunicazioni.
“John, maledizione, dove sta l’altro Tomcat?”
“E’ indietro signore. Non credo ce la farà ad arrivare in tempo, ma ho un’ altra eco sul radar”.
“Un’altra eco? Un MIG?” La voce di Haig si era alterata mentre sgranava gli occhi dalla sorpresa, osservando il tracciato radar.
“Generale, devo avvertire il mio governo – si intromise l’alto ufficiale dall’inflessione italiana – le cose non stanno prendendo la piega che mi aveva prospettato…”
Haig si voltò di scatto e lo fissò stizzito.
“Generale, lei non avverte proprio nessuno – sibilò – si rilassi e questa sera potrà mangiarci su un bel piatto di spaghetti”.
Le 20.57.
Michele De Rossi continuava a lanciare sguardi fuori dal finestrino. Era inquieto. Chiamò una hostess.
“Mi scusi – le chiese – va tutto bene li fuori?”
L’assistente di volo lo fissò con fare interrogativo.
“In che senso, scusi?”
“Mi è sembrato di vedere qualcosa un attimo fa…non saprei, mi sembravano due aerei, ma viaggiavano molto veloci…
L’hostess si rilassò e gli sorrise.
“E’ possibile, questa è una rotta molto frequentata e può aver visto qualche altro velivolo. Le è sembrato veloce perché probabilmente viaggiava in senso opposto al nostro. Si tratta di un normale effetto ottico, non si preoccupi”.
Michele De Rossi si riaccomodò sul suo sedile, non del tutto convinto.
“Di chi è quell’altra eco tenente, per la miseria!”
“E’ dei nostri signore! E’ un aereo NATO, ci hanno appena trasmesso i codici! E’ un Mirage francese decollato dalla Corsica”
Immediatamente la radio diede la conferma.
“Buon Pastore qui Alfa Bravo Cinque! Pare sia arrivata la cavalleria! Siamo alle costole del MIG!
“Bene Alfa Bravo Cinque! Abbattetelo!”
L’ordine venne trasmesso in tempo reale attraverso i canali NATO anche al Mirage francese.
Il MIG non aveva scampo: un duello aereo uno contro due era già una partita persa al 70%, se poi gli avversari erano un Tomcat della marina americana e un Mirage di ultima generazione, le probabilità per il MIG rasentavano lo zero. A meno che i libici non avessero Tom Cruise in cabina di pilotaggio, il destino del caccia libico era segnato.
A bordo del MIG non c’era aria di festa.
Il pilota continuava a chiedere istruzioni a Tripoli, mentre tentava di scrollarsi dalla coda un Tomcat molto incazzato. Le urla che gli arrivavano dal comando, con l’ordine di mantenere la posizione e di abbattere il nemico, non contribuivano certo a tranquillizzarlo. Sapeva di avere un buon aereo, ma anche che le possibilità di spuntarla contro un Tomcat erano molto basse. Avrebbe volentieri fatto dietro front se non avesse saputo che lo aspettavano nell’ordine la corte marziale e il plotone di esecuzione.
Ma doveva cavarsela in qualche modo e dopo un paio di manovre da manuale stava persino prendendo fiducia, quando la vista del Mirage francese lo gettò nel panico.
Alzò lo sguardo e a circa due chilometri da lui vide un volo di linea che procedeva in direzione sud-est.
Aveva meno di un secondo per salvarsi la vita e fece e la sua scelta.
“Alfa Bravo Cinque, rapporto!” – Tuonò Haig
“Ha virato, l’ho perso, cazzo, l’ho perso!…Aspetti! Aspetti! Mio Dio! Che figlio di puttana!”
“Che cosa succede, Alfa Bravo Cinque! Rapporto! Rapporto!”
“Sta dirigendo verso un volo di linea! E’ nella scia di un DC 9! Cazzo! Gli si sta mettendo sotto!”
“Annullare! Annullare! Alfa Bravo Cinque, Annullare! Confermare l’ordine!”
20.58 e dieci secondi
Michele De Rossi continuava ad agitarsi inquieto sul sedile, poi colse un movimento alla sua sinistra e si voltò di scatto.
20.58 e trenta secondi
Si avvicinò al finestrino scrutando l’orizzonte. Niente. Allora abbassò lo sguardo.
20.58 e cinquanta secondi
Lo stupore gli bloccò il fiato in gola. Sotto di lui a circa duecento metri spuntava l’ala di un aereo da combattimento carico di missili.
20.59
Un movimento impercettibile all’orizzonte. Un puntino che diventa qualcosa di più. Un altro aereo, dal quale parte una scia bianca velocissima che si dirige verso di lui. Michele De Rossi guarda in basso, ma l’aereo non si vede più.
Silenzio.
Buio.
Per sempre.
“Ha fatto fuoco, cazzo! Ha fatto fuoco!”
“Chi ha fatto fuoco, Alfa Bravo Cinque?”
Haig è fuori di sé.
Si intromette la voce calma e professionale dell’attendente: “Signore ho perso la traccia del DC 9”.
“Che cosa ha detto?”
“L’ho perso dal radar, signore”
Dalla radio il pilota del Tomcat sembra impazzito.
“Il francese ha fatto fuoco signore! L’ha distrutto, cazzo! Ha distrutto un aereo passeggeri!”
“Dov’è ora quel cazzo di MIG, soldato!”
“Sta scappando, signore, ma gli sono alle costole!”
“Abbattetelo, perdio, abbattete quel figlio di puttana!”
“Gli sono addosso signore! Ce l’ho! Bersaglio agganciato! Faccio Fuoco! Faccio Fuoco!”
Nella stanza del comando Nato a Mons cala un silenzio surreale.
“Bersaglio abbattuto signore. Ripeto. Bersaglio abbattuto.”
Haig risponde con un filo di voce.
“Roger, Alfa Bravo Cinque, rientrare alla base. A rapporto fra due ore. Fino ad allora consegna del silenzio. Questioni di sicurezza internazionale. Ha ricevuto?”
Dalla radio non arriva nessuna risposta.
Poi, dopo qualche istante di troppo, la voce flebile del pilota del Tomcat rompe di nuovo il silenzio.
“Ricevuto Buon Pastore. A rapporto fra due ore. Alfa Bravo Cinque, chiudo.”
Haig si volta lentamente verso l’alto ufficiale dall’accento italiano, che lo fissa sconvolto.
“Se lo ricordi bene, generale, perché lo dirò una volta sola. Oggi non è successo niente”.

*Supreme Headquartes Allied Powers Europe


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie